I turisti a Bologna come scelgono il gelato?
DISCLAIMER: nessun turista è stato maltrattato per la stesura di questo articolo! La nostra gelateria è in una zona tranquilla di Bologna, Via d’Azeglio. Soprattutto nella parte alta, è piuttosto quieta ed è, senza dubbio, una delle vie più belle
Read more.
Gelato artigianale o gelato industriale? Dilemmi.
Ci ragionavo un paio di settimane fa mentre andavo a fare una intervista per la Radio in cui immaginavo che mi avrebbero chiesto di parlare di gelato artigianale. Pensavo: “ma alla fine qual è la differenza tra il gelato artigianale e
Read more.
Ale
Che cosa farò da grande?
Come s’intitolava quel film? “Nessuno si salva da solo”, mi pare. Nel mio caso non so se si possa effettivamente parlare di salvataggio ma di certo da solo non ce l’avrei mai fatta. Sono stato aiutato nell’organizzazione, nel tempo, nella
Read more.
Si può essere intolleranti al gelato?
Siamo in Italia e la pasta è un alimento iconico, ma c’è chi la pasta di grano duro non la può mangiare, perché è celiac*. C’è, poi, chi non può mangiare il gelato perché è intollerante al latte. C’è anche
Read more.

Gelato artigianale o gelato industriale? Dilemmi.

Ci ragionavo un paio di settimane fa mentre andavo a fare una intervista per la Radio in cui immaginavo che mi avrebbero chiesto di parlare di gelato artigianale. Pensavo: “ma alla fine qual è la differenza tra il gelato artigianale e quello industriale?”, ero certo che mi avrebbero fatto questa domanda. La domanda poi non me l’hanno fatta, l’annoso quesito, però, mi è rimasto nella mente.

Ovviamente facendo il gelataio so la risposta, in realtà è molto semplice fare il distinguo tra il gelato industriale e quello artigianale. Mi potrei mettere qui a fare una serie di paragoni tra un ingrediente e l’altro. Direi: qui coloranti no, là sì, qui frutta fresca sì, là no…

Non sarebbe però una risposta esaustiva, mancherebbe la passione. Di elenchi si trovano da tutte le parti, allora ho provato a dare alla mia mente una risposta che potesse andare oltre.

Ed ora provo a darla a voi che siete finiti qui a leggere di questo blog appena nato che parla di gelato.

Prima, però, andiamo per gradi. Non mi sono messo qui alla scrivania a scrivere di quanto il gelato industriale sia peggiore rispetto a quello che faccio io artigianalmente.

Sicuramente il gelato industriale ha dei lati positivi, il problema è che adesso non mi vengono in mente.

STO SCHERZANDO! 🙂

Innanzitutto il gelato industriale è più economico rispetto ad un gelato di cremeria artigianale. Inoltre dal gelato confezionato sai esattamente che cosa aspettarti: il cornetto lo conosciamo tutti, il cucciolone anche, se poi giriamo la scatola sappiamo anche esattamente quali sono gli ingredienti all’interno (magari non li capiamo tutti, però sono comunque scritti).

 

Gelato
Gelato confezionato

 

Sono sempre loro, non cambiano quasi mai, olio di palma incluso.

C’è da aggiungere che il gelato industriale dentro ha al suo interno i grassi idrogenati, ovvero quei grassi che permettono al gelato di rimanere morbido.

Un gelato artigianale, invece, non rimane soffice a lungo, essendo fresco si indurisce se viene lasciato troppi mesi dentro al freezer, quindi se vogliamo si potrebbe considerare più “scomodo”: il gelato artigianale è un gelato con breve durata.

Infatti credo che la differenza sostanziale tra il gelato industriale e quello artigianale è che il primo viene prodotto in grandissime quantità, il secondo in piccolissime e viene consumato nel giro di due o tre giorni. La maggior parte delle volte viene gustato al momento sul ciglio della strada o ad una cena estiva tra amici, inevitabilmente ha ingredienti che sono fatti per conservarsi in un tempo limitato.

Mi sento quindi di dire che la differenza sta anche nell’affetto, il gelato industriale lo fa una macchina, il gelato artigianale lo fanno le mani di chi lo produce. Che è poi la stessa persona che si sporca il grembiule e tira un sacco di parolacce quando il gusto nuovo non è esattamente come avrebbe voluto. Per fare un nome a caso: io.

 

Risate
Io che me la rido di gusto.

 

Il gelato artigianale lo fa una persona, quello industriale no.

C’è da dire che ormai va di moda il food, tutti parliamo di food.

Non lo chiamiamo neanche più cibo, non so neanche bene perché, o forse sì: in fondo é la tendenza contemporanea. Soprattutto qua a Bologna si parla di food e si mangia il food.

Credo che si stia dando sempre più importanza all’alimentazione di un certo livello, che spesso viene chiamata Gourmet.

Stiamo assistendo al declino del fast food, abbiamo tolto il fast e siamo rimasti con il food, abbiamo detto basta ai pranzi in piedi, agli snack avvolti da mille cellofan e agli hamburger non deperibili.

Tutto sommato mi sento d’accordo: per quel che mi concerne un gelato va gustato con passione, gusto e calma, non in piedi su una gamba sola tanto per.

E’ bello quando la fragola in un gelato gustato su di una panchina all’ombra sa effettivamente di fragola e non di fragola chimica! 

Lo racconta anche questo video che i ThePillow: in questo video dei ragazzi stranieri assaggiando il nostro gelato hanno sentito il gusto della frutta nel gelato! 🙂 🙂 Una novità per chi non è abituato al gelato italiano.

Tornando a noi, però, allo stesso tempo, non voglio farne una questione di giudizio, quanto piuttosto una questione di tradizione. Il gelato artigianale italiano è una cosa che abbiamo noi in Italia, infatti la metà delle gelaterie nel mondo sono nella nostra penisola. Siamo italiani e qualcosa di buono lo abbiamo, una per esempio è il gelato.

E l’altra il food.

Buona estate costellata di gelati artigianali!

Alessandro

Che cosa farò da grande?

Ale

Come s’intitolava quel film? “Nessuno si salva da solo”, mi pare.

Nel mio caso non so se si possa effettivamente parlare di salvataggio ma di certo da solo non ce l’avrei mai fatta.

Sono stato aiutato nell’organizzazione, nel tempo, nella progettazione del negozio, nelle sostituzioni quando ero malato, nelle grafiche del logo, nei colori e sulla scelta dei quadri da appendere nella mia gelateria e tanto altro.

Partiamo però dall’inizio, erano sei anni fa, ero in Piazza Minghetti, avevo appena chiuso con il lavoro precedente e mi ritrovavo con una birretta in mano da una parte e con il mio amico Luca dall’altra.

Gli chiedevo: “Oh Luca, ma cosa farò io da grande secondo te?”

lui mi risponde: “Vendono la gelateria in fondo a Via d’Azeglio, mettiti a fare il gelato, no?”.

Era una gag, o meglio, voleva essere una gag.

Ci dormo su una notte e la mattina dopo inizio a organizzare le mie risorse psicofisiche ed economiche per valutare se quel progetto fosse fattibile.

Ci dormo su qualche altra notte e dopo aver preso una vaga coscienza penso e dico: “Sì, perché no.”

 

brindisi
questo è il brindisi con gli amici della decisione presa

 

Ero carico. Perché stavo per maturare un progetto, perché avere una gelateria mi sembrava un ottimo modo per ripartire, perché avevo smesso di avere paura del futuro ed ero pieno di idee su come mi sarebbe piaciuto organizzare un nuovo spazio tutto mio.

Piccolo dettaglio: non sapevo fare il gelato.

Ho pensato che avrei imparato.

Ho studiato, ho piano piano provato a fare il gelato artigianale con le mie mani, mi sono messo d’impegno e alla fine ho preso un diploma a Rimini che non espongo in negozio perché tra le foto di Bologna antica e il mio diploma penso siano meglio le immagini della mia bellissima città piuttosto che un “titolo di studio/pezzo di carta”.

Mi sono rimboccato le maniche per far partire tutto, tranne che per fare il gelato: lì le maniche me le rimboccavo ma non serviva a niente, nel senso che mi imbrattavo vestiti e divisa dalla testa ai piedi.

Adesso il gelato lo faccio in tre ore, a volte anche meno, prima iniziavo alle quattro del mattino e finivo alle due di pomeriggio. Ce la mettevo tutta.

Fiordilatte
questo è il mio primo cono fatto con enorme soddisfazione

 

Uno dei primi giorni ricordo che venne un fornitore a portarmi degli ingredienti, sono uscito dalla gelateria che ero letteralmente pieno di cioccolato.

Mi fa, quasi impietosito: “Oh ma ti serve una mano?”, non gli ho detto di sì e mi sono fatto una risata, devo essere stato parecchio esilarante conciato in quel modo.

Il primo cono l’ho fatto per il mio amico Andrea, non appena lo assaggia mi dice “Ale è stra buono, però impara a fare i coni, questo è ingestibile, troppo grosso!”

 

primo morso
Andrea e il primissimo assaggio

 

Con il tempo ho imparato a fare i coni, ora li faccio più comodi da mangiare, però mi ritengo generoso: i miei coni gelato non saranno mai piccoli per una questione di principio, il gelato ce lo si deve godere per benino, poco non basta.

Con il tempo ho anche smesso di urlare “GELATOOOO” ogni volta che aziono il mantecatore, all’inizio era una abitudine far partire l’urlo, ero esaltato, ero felice, semplicemente perché stavo facendo esattamente quello che volevo fare ed ero esattamente dove volevo essere.

Piano piano fare il gelato è diventata la mia abitudine e anche se non urlo più come un bambino sento sempre soddisfazione e allegria quando vedo che il mio gelato piace ai bolognesi, ai turisti, ai medici in pensione, ai bambini che escono da scuola, agli avvocati in pausa pranzo e proprio te che stai leggendo.

Non l’hai ancora assaggiato? Cosa?

Corri qui in Via d’Azeglio e dimmi cosa ne pensi.

Ti aspetto e ti prometto un cono generoso come al mio solito.

Alessandro